Pacciamatura con teli mater-bi. Oggi la presentazione dei risultati della sperimentazione

"AgroCampania", 30/09/2015

 agrocampania coop sole 30.09.15

In agricoltura, il principale problema dovuto all’impiego dei teli plastici in polietilene (PE) per la pacciamatura, sta nei costi da sostenere per la loro rimozione dopo l’uso e per lo smaltimento attraverso canali conformi alle norme di tracciabilità di cui è garante il Consorzio Nazionale obbligatorio per il riciclaggio dei rifiuti dei beni a base di polietilene (PolieCo).

I teli in PE usati per la pacciamatura rappresentano dei rifiuti speciali non pericolosi che, essendo sporchi di terra e contaminati indirettamente da residui degli antiparassitari usati sulle colture, sono di minore interesse per il riciclaggio in quanto costringono a maggiori oneri di lavaggio.

Con il marchio Mater-Bi®, Novamont produce e commercializza un’ampia famiglia di bioplastiche innovative, ottenute grazie a tecnologie brevettate nel campo degli amidi, delle cellulose, degli oli vegetali e delle loro combinazioni. Esse trovano applicazioni in svariati settori tra cui quello agricolo. Negli ultimi anni la ricerca ha messo a disposizione dell’agricoltura materiali biodegradabili e compostabili che, trasformati in teli per pacciamatura, svolgono le stesse funzioni di condizionamento micro-climatico dell’ambiente di coltivazione, in serra e in pieno campo, dei più diffusi teli di plastica. Sono materiali con caratteristiche e proprietà d’uso del tutto simili alle plastiche tradizionali ma, al tempo stesso, biodegradabili e compostabili ai sensi della norma europea UNI EN 13432.

Un telo per pacciamatura biodegradabile deve svolgere le stesse funzioni garantite da un analogo in PE: controllo malerbe, regolazione temperatura del suolo, contenimento delle perdite di acqua dal suolo, maggiore pulizia delle parti eduli dei prodotti a contatto col suolo. Il vantaggio ulteriore è rappresentato dalla possibilità di interrarlo direttamente nel terreno, alla fine del ciclo colturale, lasciando poi che per azione della popolazione microbica avvenga la sua biodegradazione in biomassa microbica, H2O, CO2 (o metano in condizioni asfittiche). L’adozione di questa innovazione tecnica, pertanto, rappresenterebbe un ulteriore elemento di qualificazione dei sistemi produttivi agricoli nella direzione di un uso più efficiente delle risorse e un contenimento dell’impatto ambientale.
Settori produttivi elettivi per l’introduzione della pacciamatura biodegradabile sono quelli a più alta intensità di input come l’orticoltura e la frutticoltura.

In accordo con la Cooperativa Sole, partner del progetto, sono state individuate le colture su cui concentrare le attività sperimentali-dimostrative in base al loro peso nella composizione del fatturato della cooperativa. Si tratta di fragola, melone, anguria, lattuga e cavolo rapa. Il CRA-FRC di Caserta ha la responsabilità di impostare e coordinare sette prove sperimentali che saranno condotte presso altrettante aziende agricole associate alla cooperativa. Il coinvolgimento degli agricoltori è importante sia per avvicinarli alla conoscenza di questa innovazione sia per avere collaborazione in fase di raccolta dei dati sperimentali sulla cui base saranno valutati gli effetti dei film biodegradabili sullo sviluppo delle colture, la loro produzione e la qualità dei prodotti. Parallelamente, a cura del Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli, saranno valutati i vantaggi economici legati all’introduzione dei film biodegradabili su scala aziendale e la loro complessiva sostenibilità ambientale sulla base del metodo di valutazione del ciclo di vita del prodotto/processo.

Gli obiettivi principali del progetto sono così elencabili:
– sostituzione, laddove tecnicamente ed economicamente possibile, delle plastiche tradizionali con conseguente riduzione dei rifiuti speciali del settore ortofrutticolo.
– la convenienza tecnica sarà frutto di una valutazione degli effetti agronomici sulle rese e la qualità dei prodotti delle colture pacciamate
– Valutazione della convenienza economica all’introduzione dell’innovazione a livello aziendale e del vantaggio ambientale globale derivante dalla sua adozione.

PA.BI.OR.FRU. è stato finanziato nell’ambito della misura 124 del PSR 2007-2013 della Regione Campania. Capofila del progetto era il CRA-CAT (Unità per le Colture Alternative al Tabacco di Scafati) confluito alla fine del 2014 nell’Unità per la Frutticoltura di Caserta (CRA-FRC) Produttore Agricolo e Impresa di Commercializzazione è stata la Cooperativa SOLE di Parete. Partner Universitario del progetto è stato il Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”.

Sulla base dei dati del VI Censimento in Agricoltura, è stata stimata in Campania una superficie ad ortaggi sotto serra nelle provincie di Salerno, Caserta e Napoli, di circa 5520 ettari. Di questi almeno 3000, in Piana del Sele sono destinati a colture da foglia per IV gamma. In pieno campo, invece, sono coltivati a ortaggi 14.300 ha di cui almeno 3550 a pomodoro, un numero non precisato a cocomero e melone, tutte colture pacciamabili con vantaggio.

Prove su fragola: Coinvolte le aziende di Cantone Domenico a Parete e dei F.lli Pezone Pasquale e Nicola a Giugliano. Prove iniziate nella prima metà di ottobre 2014. Rilievi previsti: sviluppo radicale, crescita piante nel tempo, analisi fogliari di enzimi indicatori di stress della pianta, produzione per classi commerciali, qualità dei frutti (polifenoli, antociani, ac. Ascorbico, °Brix, acidità, pH, colore, consistenza frutto, etc.)

Prove su melone retato e anguria: Coinvolte le aziende di Cantone Domenico a Parete e dei F.lli Pezone Pasquale e Nicola a Giugliano. Prove iniziate nella prima metà di ottobre 2014. Rilievi previsti: sviluppo radicale, crescita piante nel tempo, analisi fogliari di enzimi indicatori di stress della pianta, produzione per classi commerciali, qualità dei frutti (polifenoli, antociani, ac. Ascorbico, °Brix, acidità, pH, colore, consistenza frutto, etc.

Prova su lattuga a cappuccio: Azienda Alessia Società Agricola a Marcianise. Rilevati produzione in numero e peso di cespi commerciabili, colore interno ed esterno, compattezza del cespo, concentrazione di nitrati nelle foglie.

Prova su cavolo rapa : Azienda agricola di Salvatore Ciardiello a Giugliano. Prova iniziata a gennaio 2015. Previsti rilievi sulla produzione divisa per classi commerciali.

In tutte le colture pacciamate con i teli Mater-bi, la copertura del terreno è stata garantita per l’intera durata del ciclo con un’efficace azione di controllo delle malerbe, riscaldamento del suolo, sostanziale tenuta all’usura, dovuta al calpestio.

Nel progetto sono state particolarmente curate le analisi dei frutti di fragola e melone, al fine di confermare l’esistenza di un miglioramento di alcuni aspetti della loro qualità organolettica. I dati raccolti hanno chiaramente evidenziato un costante aumento nei contenuti in composti bioattivi antiossidanti (polifenoli, flavonoidi, antociani) in tutte le prove condotte in differenti condizioni pedologiche e con raccolte scalari. Nella prova del melone è stato confermato l’incremento del contenuto in solidi solubili, in particolare zuccheri. Fra l’altro, si è avuto immediato riscontro della qualità dei prodotti, grazie all’allestimento di alcuni punti di degustazione, presso alcuni supermercati della catena COOP, che ha permesso di registrare il gradimento dei consumatori.

Riguardo agli effetti sulle quantità prodotte, ad eccezione di lattuga e fragola ‘Sabrina’, le produzioni ottenute sono equivalenti a quelle ottenute su polietilene e talvolta superiori.

Anche per questo progetto, la Cooperativa Sole ha curato gli aspetti legati alla comunicazione favorendo, ad esempio le visite in campo, che hanno avuto un grande successo, per avvicinare non solo gli addetti ai lavori alle prove sperimentali condotte in azienda e alla cultura del valore della terra come bene da tutelare.

La prima considerazione dell’esperienza fatta ha suggerito che l’introduzione di un’innovazione di prodotto quale è il film biodegradabile in Mater-bi, non può prescindere anche da un’innovazione del processo tecnico di coltivazione della singola coltura e della sequenza di colture nell’annata agraria. “Nel corso di questo periodo – dice, infatti, Pietro Ciardiello, Direttore della Cooperativa – abbiamo ulteriormente intensificato il nostro lavoro sul piano agronomico e, di conseguenza, affinato l’analisi sulle prospettive economiche che questa innovazione di processo potrà produrre in futuro sul prodotto.”.

L’altra fondamentale conclusione riguarda l’impatto ambientale, derivato dall’uso di Mater-bi nella pacciamatura delle colture orticole e frutticole. “La nostra azienda – aggiunge Ciardiello – ha da sempre posto la massima attenzione a garantire un’alta qualità dei prodotti, coniugando il rispetto dell’ambiente, la sicurezza del lavoro e la sicurezza alimentare. Questa sperimentazione, che è solo un primo momento nell’approccio alla nuova materia che è l’utilizzo del Mater-bi per pacciamatura, ci ha permesso di verificare una riduzione sulla quantità di rifiuti prodotti.”

    

 agroCampania      www.agrocampania.it

 

Utilizziamo i cookies per migliorare la tua navigazione. Se hai dei dubbi, leggi l'informativa estesa.